Accogliamo con favore l’avvio del percorso nazionale “Educare al rispetto e alla parità” promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito in collaborazione con INDIRE. Si tratta di un’iniziativa di rilievo che colma un lungo vuoto strutturale: per decenni l’educazione all’affettività e al rispetto è rimasta affidata alle singole scuole, senza una cornice nazionale condivisa. Con tale progettualità si pongono finalmente le basi per un intervento stabile e continuativo, in grado di allineare l’Italia alle politiche educative già consolidate nella maggior parte degli Stati membri dell’Unione europea.
Il percorso nasce da una rilevazione su scala nazionale condotta su quasi 8.000 istituzioni scolastiche, con un campione rappresentativo di 3.096 istituti di ogni ordine e grado. I dati fotografano un impegno già diffuso ma disomogeneo: il 73,3% delle scuole ha realizzato progetti sulla parità di genere negli ultimi tre anni, quasi sempre inseriti nel PTOF; tuttavia, gli interventi si sono concentrati prevalentemente su fenomeni emergenziali – contrasto al (cyber)bullismo e alla violenza – mentre solo poco più della metà degli istituti ha affrontato esplicitamente il tema degli stereotipi. Il coinvolgimento delle famiglie è rimasto limitato, riducendo l’impatto al solo perimetro scolastico.
È a partire da queste evidenze che ha preso forma l’architettura complessiva, con l’obiettivo di agire non soltanto sugli effetti più visibili – gli episodi di violenza – ma soprattutto sui presupposti culturali e sugli stereotipi che li generano. Tre sono le fasi previste: autovalutazione, formazione e monitoraggio. Il modello si rivolge a tutte le istituzioni scolastiche, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado, e mira a integrare stabilmente nelle pratiche educative quotidiane i temi della parità e del rispetto, con approcci fondati sugli studi di genere e su una prospettiva gender-sensitive, con particolare rilievo allo sviluppo del civic engagement, alla diffusione di una comunicazione rispettosa e inclusiva e alla promozione della giustizia sociale.
Ai dirigenti scolastici sarà dedicata un’attenzione specifica: il percorso prevede infatti il rafforzamento delle competenze necessarie per guidare processi di cambiamento organizzativo e culturale, valorizzando l’offerta formativa attraverso i documenti strategici dell’istituzione scolastica – a partire dal PTOF.
Due ulteriori elementi qualificanti completano il quadro: l’istituzione di un osservatorio permanente con funzioni di analisi e accompagnamento e la creazione di spazi strutturati di ascolto per studentesse e studenti. Sarà centrale il coinvolgimento delle famiglie, individuato come condizione essenziale per incidere in profondità sul tessuto sociale e per rimuovere le barriere culturali all’origine dei fenomeni di discriminazione e violenza. È su questo piano – quello delle radici, non degli effetti – che si misurerà la tenuta del percorso nel tempo.
L’ANP ne seguirà con attenzione l’evoluzione, pronta a contribuire alla sua implementazione sul piano operativo e a segnalarne le criticità che dovessero emergere nella fase applicativa.
La sfida è ambiziosa, ma il metodo – fondato su dati, struttura e coinvolgimento della comunità scolastica nella sua interezza – è quello giusto.
