Oggi, 26 marzo 2026, si è tenuta, presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito, la riunione informativa convocata dalla Direzione Generale per l’Istruzione Tecnica e Professionale e per la Formazione Tecnica Superiore (DGTVET) sullo schema di decreto concernente l’individuazione delle classi di concorso da assegnare alle discipline dei nuovi percorsi di istruzione tecnica, in attuazione del D.M. 19 febbraio 2026, n. 29. All’incontro, già previsto per il 17 marzo e rinviato, erano presenti per l’Amministrazione il Capo Dipartimento Carmela Palumbo, il Direttore Generale Ettore Acerra e il Dirigente dell’Ufficio II Gianluca Lombardo.
Il provvedimento in discussione costituisce un tassello attuativo della riforma degli istituti tecnici avviata con il D.L. n. 144/2022 (artt. 26 e 26-bis) e accelerata dal D.L. n. 45/2025, in coerenza col PNRR, fissandone l’avvio delle classi prime a decorrere improrogabilmente dall’anno scolastico 2026/27. Il Direttore Generale Acerra ha illustrato la logica sottostante all’associazione tra classi di concorso e materie di insegnamento, orientata a preservare, per quanto possibile, l’identità dell’assetto esistente e a contenere i rischi di soprannumero. Per l’area generale – ha precisato – non si prevedono criticità rilevanti; più articolate le soluzioni prospettate per l’area di indirizzo, dove sono stati previsti meccanismi di compensazione tra ore curricolari e quota flessibile.
L’ANP, nel suo intervento, ha ribadito l’apprezzamento già espresso in precedenti occasioni per il lavoro di riforma di un settore fondamentale per il sistema di istruzione che necessitava di un aggiornamento profondo a causa dell’accresciuta velocità dello sviluppo tecnologico e delle conseguenti mutate richieste del mondo produttivo. Riteniamo che la riforma contenga un aspetto particolarmente qualificante laddove prevede che la quota di curricolo rimessa all’autonomia scolastica cresca progressivamente nel passaggio dal biennio al triennio. Si tratta di una leva che consente alle scuole di rispondere in modo differenziato alle istanze dei territori, avvalendosi anche delle competenze del contesto universitario e aziendale.
Naturalmente, non abbiamo sottaciuto il disorientamento che i ritardi nell’emanazione dei provvedimenti attuativi stanno generando nelle istituzioni scolastiche, chiamate ad avviare la riforma in tempi molto ristretti. L’imminente scadenza dei termini per i movimenti del personale rende urgente un chiarimento sulle principali questioni aperte. Abbiamo pertanto sollecitato l’emanazione delle Linee Guida per gli istituti tecnici, indispensabili per avviare la progettazione curricolare.
Sul piano operativo, pur condividendo la necessità di salvaguardare gli organici e minimizzare i rischi di soprannumero, desta perplessità il tono prescrittivo della nota n. 1397 del 19 marzo 2026 che, a nostro avviso, comprime gli spazi di autonomia in misura difficilmente compatibile con la filosofia della riforma. Preoccupa, in particolare, la prospettata possibilità di assegnare l’ambito disciplinare Scienze Sperimentali a più docenti appartenenti a diverse classi di concorso. Senza misure di formazione preventiva e accompagnamento adeguate, infatti, non si può dare per acquisita la capacità di co-progettare percorsi interdisciplinari fondati sulla didattica per competenze e su unità di apprendimento trasversali, con valutazione finale comune. L’ANP ha, pertanto, sottolineato l’esigenza dell’attivazione tempestiva di interventi formativi, rivolti sia ai docenti, sia ai dirigenti scolastici.
Resta infine aperta – e richiede una risposta urgente – la questione dei riflessi che la riforma produrrà sulla terza tornata dei percorsi 4+2 degli istituti tecnici, in avvio dal prossimo anno scolastico. La legge, infatti, prevede che i percorsi di studio quadriennali dell’istruzione tecnica e professionale debbano assicurare agli studenti il raggiungimento degli obiettivi specifici di apprendimento e delle competenze previsti per il corrispondente profilo in uscita del quinto anno di corso del nuovo ordinamento. Saranno pertanto necessari adattamenti progettuali anche per le nuove annualità dei percorsi 4+2.
In chiusura, il Capo Dipartimento Palumbo ha offerto una lettura più ampia del percorso riformatore, articolato in tre fasi: la norma madre, ovvero il decreto-legge 23 settembre 2022, n. 144, la valorizzazione strutturale dei percorsi 4+2 come asse portante della filiera tecnologico-professionale e, infine, l’attuale fase attuativa, condizionata dalle scadenze PNRR e dalla necessità di operare con tempi compressi. Ha osservato che la riforma cerca di rispondere a un problema del previgente ordinamento: il biennio, eccessivamente carico di materie, risultava troppo generalista e contribuiva alla dispersione scolastica. L’obiettivo dichiarato è quello di aumentare gli spazi di flessibilità delle scuole per caratterizzare maggiormente il biennio con le materie di indirizzo. Il Capo Dipartimento ha inoltre ventilato un eventuale intervento correttivo sul D.L. n. 45/2025 che faccia salvi due principi: una più marcata caratterizzazione del biennio con le discipline di indirizzo e la possibilità, per le scuole, di curvare il percorso in base alle esigenze del territorio.
Il Direttore Generale Acerra ha poi illustrato alcune schede operative predisposte per simulare la gestione degli organici in fase di transizione. Le soluzioni prospettate, in particolare per le discipline dell’area di indirizzo, fanno leva sulla quota del curricolo a disposizione delle scuole e su meccanismi di flessibilità oraria. Inoltre, ha annunciato una possibile rivisitazione dello schema delle classi di concorso già trasmesso alle organizzazioni sindacali.
L’ANP ha osservato che, nell’applicazione concreta della riforma, i dirigenti scolastici sono coinvolti in prima persona e che l’autonomia deve essere salvaguardata al massimo.
Abbiamo infine chiesto che le schede operative sugli organici siano immediatamente rese disponibili ai colleghi per consentire loro di affrontare la pianificazione con elementi certi.
