In seguito all’audizione in Commissione, l’ANP ha trasmesso le proprie osservazioni sulle Nuove Indicazioni Nazionali per i Licei nella convinzione che un testo di tale portata riformatrice meriti, prima della sua adozione definitiva, un’attenta riflessione su alcuni nodi ancora irrisolti. Il documento contiene intuizioni pedagogiche di valore, rilancia il ruolo della cultura nella formazione dei giovani e pone con serietà il tema della qualità dell’apprendimento. Per queste ragioni abbiamo scelto di intervenire nel merito, con spirito collaborativo e con la responsabilità di chi conosce dall’interno le dinamiche delle istituzioni scolastiche.

L’ANP ritiene che alcune scelte del testo – sul piano culturale, lessicale e normativo – richiedano una revisione. Non si tratta di obiezioni di principio, ma di osservazioni concrete che nascono dall’esperienza di chi, ogni giorno, deve tradurre le Indicazioni Nazionali in pratiche educative reali.

Sul piano culturale e pedagogico, preoccupa una certa tendenza a descrivere la scuola e i suoi protagonisti attraverso modelli ideali. L’adolescente ritratto nel testo è uno studente idealtipico la cui esperienza formativa sembra costruirsi principalmente intorno al libro e allo sforzo individuale. È una visione nobile, ma parziale: la scuola reale è attraversata da fragilità, differenze, neurodivergenze, disuguaglianze. Un testo che aspira a orientare la didattica di tutti i licei italiani non può ignorare tale complessità. Analogamente, la figura professionale del docente merita una rappresentazione più aggiornata: la padronanza disciplinare è necessaria, ma certo non è sufficiente. La scuola di oggi richiede competenze pedagogiche, relazionali e digitali che il documento continua a lasciare sullo sfondo.

Sul piano del linguaggio, alcune scelte lessicali appaiono inadeguate al contesto. Il termine “consenso”, usato in riferimento alla relazione educativa, ha una connotazione burocratica e giuridica del tutto estranea al rapporto tra docente e studente. Parole come “concepimento” e “riproduzione“, in un paragrafo dedicato all’empatia e alle relazioni, introducono un registro biologico-clinico che stride con la sensibilità che il testo stesso intende promuovere. Non sono dettagli secondari, dato che il linguaggio di un documento di tale portata forma la cultura di chi lo legge e lo applica.

Sul piano istituzionale e normativo, il testo presenta alcune imprecisioni che non possono essere sottovalutate. Le attribuzioni del collegio dei docenti, dei dipartimenti disciplinari e del dirigente scolastico sono descritte in modo difforme dalla normativa vigente sull’autonomia scolastica.

Infine, una nota sul futuro. Il documento nomina l’intelligenza artificiale ma quasi di passaggio, senza affrontare la questione che più preme a chi lavora nelle scuole, cioè la formazione dei docenti. Non è possibile chiedere agli insegnanti di accompagnare gli studenti in una transizione epocale senza dotarli degli strumenti per farlo.

Siamo pronti a continuare il confronto con la Commissione e con il Ministero. La qualità di un documento di indirizzo si misura anche dalla capacità di chi lo scrive di accogliere il contributo di chi dovrà applicarlo. Riteniamo fondamentale lavorare insieme per un testo all’altezza delle sfide che la scuola italiana ha davanti.