Il decreto-legge 30 settembre 2026, n. 170 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed è in vigore da oggi, 1° ottobre 2026. Esso interviene su molti aspetti rilevanti del nostro sistema di istruzione: dall’integrazione degli studenti stranieri all’inclusione, dalla semplificazione amministrativa all’istruzione tecnica, dal diritto allo studio alla conclusione degli interventi del PNRR.
Si tratta di un intervento legislativo articolato nel quale troviamo diverse misure che vanno in una direzione condivisibile e altre che, secondo noi, meritano ulteriori riflessioni e chiarimenti.
Le nostre valutazioni sono e vogliono restare esterne alle contrapposizioni strettamente ideologiche e partitiche che hanno accompagnato il decreto. È legittimo che le forze politiche esprimano visioni anche molto diverse, ma il contributo dell’ANP si colloca su un altro piano. Guardiamo alle nuove disposizioni dal punto di vista della scuola e dei dirigenti che vi operano ogni giorno, chiedendoci se esse siano in grado di migliorare gli apprendimenti, favorire l’inclusione e l’integrazione, valorizzare l’autonomia delle istituzioni scolastiche e rendere più efficace il loro funzionamento.
Il tema che è stato più dibattuto è quello della composizione delle classi in contesti multiculturali. Su questo punto la posizione dell’ANP è chiara in quanto affronta la questione dal punto di vista educativo. Evitare concentrazioni eccessive di studenti non italofoni e favorirne un’equilibrata distribuzione contribuisce all’apprendimento della lingua italiana e, attraverso di esso, a una più efficace integrazione sociale e culturale.
Il decreto persegue questo obiettivo attraverso criteri legati alla cittadinanza e al precedente percorso scolastico; prescrive inoltre l’intervento dell’amministrazione scolastica territoriale quando le iscrizioni non consentano di rispettare il limite previsto. Consideriamo positiva questa attribuzione di responsabilità: un problema che coinvolge l’equilibrio tra più istituzioni scolastiche non può essere demandato alla singola scuola.
Proprio perché condividiamo l’obiettivo di rendere più efficace l’integrazione, riteniamo però necessario un raccordo chiaro tra il nuovo meccanismo e la disciplina già vigente sull’italiano L2 ai sensi dell’articolo 11 del decreto-legge 31 maggio 2024, n. 71, convertito con modificazioni dalla legge 29 luglio 2024, n. 106. Tale disciplina assume come riferimento anche l’effettiva competenza linguistica degli studenti, individuando nel livello A2 del QCER e nella soglia del 20 per cento della classe i parametri per specifiche misure di potenziamento dell’italiano. Occorrerà inoltre assicurare criteri trasparenti e uniformi per la distribuzione territoriale e chiarire le modalità operative da seguire nelle situazioni in cui il limite non sia concretamente rispettabile. Le risorse destinate al potenziamento linguistico vanno nella direzione giusta e riteniamo importante che questo investimento, se necessario, possa essere rinforzato.
Nella stessa prospettiva, apprezziamo la maggiore autonomia riconosciuta alle scuole nell’individuazione della classe di inserimento degli studenti stranieri, superando automatismi che non sempre consentono di considerare adeguatamente il percorso scolastico effettivamente compiuto.
Più critica è la nostra valutazione della previsione che attribuisce alle istituzioni scolastiche un ruolo nella segnalazione ai servizi sociali delle situazioni nelle quali persistenti barriere linguistiche dei genitori ostacolino l’integrazione scolastica o il percorso educativo dei figli. Le scuole collaborano ordinariamente con i servizi sociali quando emergono situazioni spinose che richiedono il loro intervento; diverso è attribuire alla difficoltà linguistica dei genitori una specifica rilevanza ai fini della segnalazione. Una simile previsione potrebbe compromettere quel rapporto di fiducia e collaborazione tra scuola e famiglia che costituisce, soprattutto nei contesti più fragili, uno dei principali strumenti di integrazione. Sarebbe preferibile rafforzare gli strumenti attraverso i quali la scuola può accompagnare e orientare le famiglie verso le opportunità di apprendimento della lingua italiana, lasciando ai servizi competenti l’eventuale attivazione degli interventi di carattere sociale.
Quanto al divieto di partecipare alle attività scolastiche con il volto non riconoscibile, lo riteniamo del tutto condivisibile. Riteniamo però opportuno che siano precisate con chiarezza le condizioni nelle quali applicare le eccezioni previste, in modo che i dirigenti scolastici dispongano di criteri applicativi certi e uniformi.
Valutiamo positivamente anche gli interventi in materia di inclusione degli alunni con disabilità. La maggiore continuità nella determinazione delle ore di sostegno e la possibilità di approvare il PEI anche quando una componente del GLO, pur regolarmente convocata, non partecipi alla riunione possono rendere più stabile l’organizzazione del sostegno, evitando che assenze non imputabili alla scuola impediscano il rispetto dei termini. Sono misure che possono aiutare le istituzioni scolastiche a garantire con maggiore continuità ed efficacia il diritto all’inclusione. Segnaliamo, però, che permane la seria criticità discendente dalla mancata applicazione delle Linee guida in materia di Profilo di funzionamento da parte di molte ASL.
Un altro terreno sul quale il decreto contiene indicazioni interessanti è quello della semplificazione amministrativa. L’ANP sostiene da tempo la necessità di integrare maggiormente i servizi digitali dell’amministrazione. Lo sviluppo del SIDI, l’armonizzazione degli applicativi e l’interoperabilità delle banche dati rappresentano un passo avanti importante. Ma il metro con cui giudicheremo il risultato sarà molto concreto: meno duplicazioni, meno richieste alle scuole di dati già posseduti dall’amministrazione, meno adempimenti inutili, concreta possibilità di far operare sulle piattaforme il personale di segreteria con accessi personalizzati. Digitalizzare deve significare semplificare, senza se e senza ma.
Con lo stesso criterio guardiamo positivamente alle misure che accompagnano la conclusione degli interventi PNRR, mantenendo strumenti di semplificazione e prevedendo forme di assistenza e supporto per la gestione, il monitoraggio e la rendicontazione. In questa fase è importante consentire alle scuole di portare a compimento gli interventi senza trasformare gli adempimenti amministrativi in un ostacolo al raggiungimento degli obiettivi. Segnaliamo, però, che la principale urgenza in materia riguarda l’erogazione alle scuole, da parte dell’Amministrazione, dei fondi che sono stati oggetto di anticipazioni di cassa. Se i ritardi persistono, molte istituzioni scolastiche si troveranno in difficoltà finanziarie insormontabili nei confronti dei fornitori e del personale che vi ha lavorato.
Merita particolare attenzione anche la revisione dei quadri orari degli istituti tecnici. Siamo ben consapevoli dell’esigenza di assicurare stabilità agli organici e continuità al personale nella delicata fase di attuazione della riforma. Non possiamo però non rilevare che il nuovo assetto riduce in modo consistente lo spazio del curricolo affidato alle scelte autonome delle singole istituzioni scolastiche, snaturando il senso stesso della riforma nata per rispondere alle specificità del territorio. Comprendiamo bene che la stabilità del personale è un’esigenza importante, ma l’autonomia scolastica non può essere la variabile su cui far ricadere sistematicamente le esigenze di riequilibrio organizzativo, tanto più in un settore nel quale proprio la flessibilità curricolare dovrebbe consentire alle scuole di costruire un rapporto più stretto con i territori, con il sistema produttivo e con le esigenze formative degli studenti.
Quanto al Latino per l’educazione linguistica (LEL) nella scuola secondaria di primo grado, il decreto lo introduce dal 2027/28 come ora facoltativa aggiuntiva, chiarendo che alla valutazione partecipa il relativo docente con riferimento agli alunni che se ne avvalgono. Il LEL sarà attivabile solo dove ci sono docenti disponibili e in possesso dei requisiti prescritti. Evidenziamo, però, che il D.M. n. 221/2025 lo collocava nel curricolo e quindi ne inquadrava il costo all’interno degli spazi di autonomia, flessibilità e ampliamento dell’offerta formativa. Il decreto-legge 170, invece, aggiunge un’ora settimanale di lezione, se scelta dalle famiglie, senza incrementare le risorse di personale.
Nel decreto troviamo inoltre misure che manifestano attenzione all’effettività del diritto allo studio, dall’orientamento e dal contrasto alla dispersione agli interventi sui libri di testo e sul cyberbullismo. Sono ambiti diversi, ma accomunati dall’esigenza di rendere concretamente accessibili a tutti gli studenti le opportunità educative offerte dalla scuola.
Per quanto riguarda direttamente i dirigenti scolastici, l’incremento di 14 milioni di euro in favore del Fondo unico nazionale consente di mantenere per l’anno scolastico 2025/26 livelli retributivi allineati a quelli raggiunti nel 2024/25. Fermo restando l’apprezzamento per qualsiasi incremento del FUN, anche una tantum, l’ANP è fermamente determinata a chiedere risorse permanenti e idonee a completare l’iter di armonizzazione con la restante dirigenza pubblica, nostro principale obiettivo sindacale.
In riferimento alla formazione in servizio continua e incentivata – la cui disciplina abbiamo più volte criticato perché svincola la progressione di carriera dagli incarichi effettivamente rivestiti – il decreto fissa provvisoriamente nella misura del 10% del trattamento stipendiale l’elemento retributivo una tantum collegato al completamento della formazione triennale. Ci riserviamo di proporre emendamenti vòlti a valorizzare il ruolo del dirigente scolastico.
Seguiremo attentamente l’iter parlamentare di conversione in legge senza preclusioni di sorta ma con un chiaro intento metodologico: servono regole chiare e concretamente applicabili, autonomia effettiva, semplificazione reale e strumenti adeguati. Su questa base metteremo a disposizione del Governo e del Parlamento le nostre osservazioni e le nostre proposte di emendamento.