L’ANP ha partecipato questa mattina, presso l’Archivio di Stato di Roma, alla presentazione dei risultati italiani dell’indagine OCSE-PISA 2025, illustrati dal presidente dell’INVALSI Roberto Ricci e dal gruppo di ricercatrici e ricercatori che ha curato l’analisi dei dati.
I risultati restituiscono un quadro di estremo interesse. L’Italia mostra infatti una significativa capacità di tenuta in un contesto internazionale caratterizzato, soprattutto dopo la pandemia, da un generale arretramento delle competenze. In matematica il punteggio italiano è pari a 468, superiore alla media OCSE di 463; in lettura raggiungiamo 474 punti, ben superiore alla media OCSE di 461. Nelle scienze, dominio principale dell’edizione 2025, la performance italiana si colloca sostanzialmente in linea con quella media OCSE.
Particolarmente significativo è il dato relativo alla stabilità. Tra il 2022 e il 2025 il punteggio italiano in matematica non registra una variazione statisticamente significativa, mentre la media OCSE diminuisce di 9 punti. In lettura, inoltre, l’Italia mantiene sostanzialmente il proprio livello di performance mentre la media OCSE arretra di 14 punti. È un elemento che segnala la capacità del sistema scolastico italiano di preservare gli apprendimenti in una fase di forte trasformazione e di difficoltà internazionale.
Accanto a questi elementi positivi, PISA 2025 conferma tuttavia alcune criticità strutturali che non possono essere eluse. I divari territoriali restano molto ampi: in matematica il Nord-Ovest raggiunge 492 punti, contro i 437 del Mezzogiorno, con una distanza di 55 punti; in lettura il divario tra Nord-Ovest e Sud è di circa 50 punti. Ancora più marcate sono le differenze associate agli indirizzi di studio: in matematica i licei raggiungono 501 punti, gli istituti tecnici 449 e gli istituti professionali 386, con una distanza di 115 punti tra licei e professionali.
Un secondo elemento di attenzione riguarda la capacità di portare gli studenti verso i livelli più elevati di competenza. In matematica il 69% dei nostri studenti raggiunge almeno il livello 2, contro il 65% della media OCSE, ma solo il 5,7% raggiunge il livello 5 e l’1,3% il livello 6. L’Italia appare dunque efficace nel contenere la fascia di maggiore fragilità, ma deve rafforzare la propria capacità di sviluppare le competenze di eccellenza.
Un segnale da non sottovalutare arriva dal problem solving computazionale, il nuovo dominio introdotto da PISA 2025 per misurare la capacità di utilizzare strumenti e processi computazionali per affrontare problemi complessi. L’Italia ottiene 490 punti, contro una media internazionale di 500, e il 39% degli studenti non raggiunge il livello 3, rispetto al 36% della media OCSE. Si tratta di una questione centrale per la scuola del futuro: la disponibilità e l’uso delle tecnologie, infatti, non si traducono automaticamente nella capacità di utilizzarle per apprendere, analizzare dati e risolvere problemi ma necessitano di una didattica aggiornata e realmente innovativa. In una fase nella quale le tecnologie digitali e, in particolare, l’intelligenza artificiale stanno trasformando profondamente il modo di apprendere, lavorare e produrre conoscenza, la scuola deve sviluppare negli studenti le competenze per utilizzarle in modo consapevole, critico e produttivo.
Per l’ANP, il valore dell’indagine PISA sta nella possibilità di disporre di evidenze solide sulle quali fondare le decisioni. I dati non devono servire a costruire classifiche o a formulare giudizi, ma a individuare dove intervenire e come. La fotografia di oggi mostra un sistema che ha saputo tenere, ma che deve ora trasformare questa capacità di resilienza in una strategia di miglioramento, riducendo i divari territoriali e tra percorsi di studio, rafforzando le competenze di alto livello e sviluppando le competenze digitali e computazionali.
La sfida riguarda anche il modo in cui il sistema scolastico viene governato. Occorre mettere le scuole nelle condizioni di leggere i propri risultati e di usarli per progettare interventi mirati, valorizzando insieme autonomia, leadership dei dirigenti scolastici e professionalità dei docenti. Va in questa direzione anche il riconoscimento che il Ministro Valditara, intervenuto in collegamento dall’Argentina, ha espresso nel corso della presentazione per il lavoro di dirigenti scolastici e docenti.
PISA 2025 consegna, dunque, all’Italia un messaggio chiaro: il sistema deve essere messo nelle condizioni di fare un salto di qualità, assicurando competenze solide a tutti gli studenti e preparando le nuove generazioni ad affrontare il futuro.