Il disegno di legge di bilancio 2027 prevede, a decorrere dall’anno scolastico 2027/2028, una riduzione di 4.925 posti dell’organico dell’autonomia del personale docente e di 2.049 posti ATA. Insieme ai tagli già disposti dalla legge di bilancio 2025, pari a 5.660 posti docenti e 2.174 posti ATA, avremmo così una riduzione complessiva, nell’arco di tre anni, di 14.808 posti, di cui 10.585 docenti e 4.223 ATA.
L’ANP non condivide questa scelta. Siamo ben consapevoli degli effetti del calo demografico, ma questo dovrebbe rappresentare un’opportunità per migliorare il servizio scolastico e non soltanto per ridurne i costi. La diminuzione degli alunni, infatti, non comporta necessariamente una corrispondente riduzione delle esigenze educative e organizzative.
Il taglio dell’organico dell’autonomia depotenzia l’autonomia stessa e rende più difficile assicurare la vigilanza e la sicurezza. Le scuole hanno bisogno di risorse professionali non finalizzate esclusivamente alle lezioni in classe, per personalizzare gli interventi, innovare la didattica e organizzare l’offerta formativa in funzione delle esigenze dei propri studenti.
Le recenti disposizioni legislative rendono ancora più evidente questa contraddizione. La legge n. 104/2026 richiede di garantire, senza risorse aggiuntive, attività formative alternative agli studenti che non aderiscono a determinate attività di ampliamento dell’offerta formativa, con la presenza di docenti della scuola. Il D.P.R. n. 134/2025, modificando lo Statuto delle studentesse e degli studenti, stabilisce che gli allontanamenti dalle lezioni fino a due giorni comportino attività educative da svolgere a scuola con docenti appositamente individuati.
Per gli allontanamenti da tre a quindici giorni sono previste attività di cittadinanza attiva e solidale presso strutture individuate negli elenchi degli USR e convenzionate con le scuole. Ma la presenza di una struttura in un elenco regionale non significa che essa sia vicina alla scuola, abbia posti disponibili o possa accogliere lo studente nei tempi necessari. Nei casi in cui il regolamento prevede attività a favore della comunità scolastica, occorre organizzarle per un tempo corrispondente all’orario scolastico dei giorni di allontanamento. Per periodi che possono arrivare a quindici giorni, servono docenti disponibili per le attività educative e personale per la vigilanza. Non si può presumere che queste risorse esistano quando tutti i docenti sono già impegnati nelle lezioni.
Dal 1° gennaio 2026, inoltre, il novellato articolo 1, comma 85, della legge n. 107/2015 impone al dirigente scolastico, salvo motivate esigenze di natura didattica, di sostituire con personale dell’organico dell’autonomia i docenti assenti su posto comune delle scuole secondarie, per supplenze fino a dieci giorni. Ciò che prima era una facoltà ora è un obbligo: ogni posto sottratto all’organico, compreso quello di potenziamento, restringe le possibilità di far fronte anche alle assenze improvvise e alle necessità di vigilanza.
Non possiamo nemmeno trascurare i dati sugli infortuni degli studenti. Secondo l’INAIL, le denunce sono state 80.871 nel 2025, il 3,8% in più dell’anno precedente; nei primi otto mesi del 2026 sono state 52.849, con un ulteriore incremento del 5,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Sono dati che richiamano l’esigenza di rafforzare le condizioni di sicurezza, non di assottigliare il personale necessario a garantirle.
La riduzione del personale ATA è ancora più difficile da comprendere. Le segreterie scolastiche affrontano adempimenti amministrativi numerosi e complessi, dalla gestione del personale ai contratti pubblici, dalla rendicontazione dei finanziamenti agli obblighi di trasparenza. È difficile comprendere perché si diminuiscano gli assistenti amministrativi proprio mentre aumentano le attività loro affidate.
Peraltro, come già accaduto in passato, anche nel 2026/2027 saranno utilizzabili presso gli USR 963 unità di personale ATA, di cui 721 assistenti amministrativi e tecnici e 242 collaboratori scolastici, con accantonamento dei corrispondenti posti nelle scuole senza possibilità di sostituirli con supplenti. Comprendiamo perfettamente le esigenze degli uffici ministeriali, ma riteniamo inaccettabile che siano soddisfatte sottraendo ulteriori risorse alle istituzioni scolastiche. La scuola non può essere il campo di battaglia di una sconcertante «guerra tra poveri».
Occorrerebbe, invece, aumentare il numero degli assistenti tecnici in servizio nelle scuole, soprattutto in quelle del primo ciclo, ormai dotate di un patrimonio crescente di attrezzature informatiche e ambienti digitali che richiedono assistenza e manutenzione specializzate.
Quanto ai collaboratori scolastici, il loro numero non può dipendere prevalentemente dalla popolazione studentesca. La vigilanza è legata anche e soprattutto alla struttura degli edifici, al numero dei plessi, dei piani, degli ingressi e dei corridoi da presidiare. I corridoi restano gli stessi anche se gli alunni diminuiscono. Restano, inoltre, le necessità di assistenza e di funzionamento quotidiano delle scuole. Infine, ma non certo ultimo per importanza, i collaboratori scolastici partecipano normalmente anche alle squadre di emergenza per la prevenzione degli incendi, l’evacuazione e il primo soccorso: ridurne il numero rende più difficile assicurare tutte queste funzioni.
Chiediamo pertanto al Governo e al Parlamento di riconsiderare, durante l’iter parlamentare della legge di bilancio, le previste riduzioni degli organici e di rivedere i criteri di assegnazione del personale in base alle effettive esigenze educative, amministrative e organizzative delle istituzioni scolastiche. Se vogliamo rafforzare l’autonomia scolastica e migliorare gli apprendimenti, dobbiamo garantire alle scuole le risorse professionali necessarie. Continuare a ridurle significa andare nella direzione opposta e, di fatto, rinnegare l’autonomia.