L’ANP ha partecipato il 13 ottobre alla presentazione del rapporto OCSE Education at a Glance 2026. Il confronto internazionale si inserisce in una fase di progressi significativi: secondo l’INVALSI, l’abbandono precoce degli studi è sceso all’8,2% nel 2025 e potrebbe ridursi al 7,3% nel 2026; la dispersione implicita si attesta al 6,3%. Sono risultati dovuti all’impegno delle scuole e del loro personale.
Al IX Convegno nazionale ANP, il Ministro Valditara ha riconosciuto il contributo dei dirigenti scolastici a questi progressi. È un riconoscimento importante: dietro i numeri ci sono scelte organizzative, accompagnamento degli studenti e responsabilità esercitate in contesti complessi.
Il rapporto OCSE richiama tuttavia criticità strutturali. Tra il 2024 e il 2033 i bambini tra 5 e 14 anni in Italia diminuiranno del 18%. Nel 2024 il 36% dei docenti della secondaria aveva almeno 55 anni; quelli della secondaria di primo grado guadagnavano in media il 33% in meno di altri lavoratori con istruzione terziaria. Si pone un problema di attrattività della professione e continuità educativa.
Nella primaria e nella secondaria di primo grado la spesa pubblica per studente supera la media OCSE, mentre la quota di PIL destinata all’istruzione resta inferiore. Il fabbisogno di personale non può essere determinato sulla sola base del calo degli alunni: contano i bisogni formativi, le differenze territoriali e le funzioni affidate alle scuole.
Per questo l’ANP propone da tempo una revisione della governance: aggiornare il D.Lgs. 297/1994 per chiarire il riparto delle competenze, istituire un middle management stabile e riconosciuto, attribuire alle scuole la facoltà di assumere direttamente il personale. Quest’ultima proposta, sostenuta dal XIII Congresso e dalla delibera del Consiglio nazionale del 3 ottobre, permetterebbe di scegliere professionalità coerenti con i bisogni formativi e di contrastare la discontinuità legata al precariato. Servono inoltre tempi e spazi per collaborazione e mentoring.
Questi strumenti devono accompagnarsi a formazione continua e organici ATA adeguati: non si possono attribuire alle scuole nuove responsabilità senza condizioni di lavoro sostenibili. Vanno riconosciute anche economicamente le professionalità dei docenti e del personale ATA. Per i dirigenti scolastici resta centrale l’armonizzazione retributiva con le altre dirigenze pubbliche, insieme a una valutazione attendibile e a un’adeguata retribuzione di risultato.
Il calo demografico non determina da solo tagli lineari o risparmi certi. Deve diventare l’occasione per programmare le risorse, consolidare i progressi negli apprendimenti e offrire a ogni scuola strumenti adeguati ai suoi compiti. È su queste scelte che l’ANP chiede un confronto di merito con Governo e Parlamento.