La pubblicazione del rapporto Education at a Glance 2026, prontamente ripresa da alcune testate online come da consolidata tradizione, non ha mancato di sollevare il solito pretestuoso polverone autunnale sul “favoloso” trattamento economico della categoria che ci onoriamo di rappresentare.
Quest’anno lo stipendio dei colleghi sembra ammontare a ben 156.372 dollari.
Armonizzazione… equiparazione… sperequazione… retribuzione…
Sorridendo, non possiamo fare a meno di pensare al compianto Rino Gaetano e alla sua celeberrima Nuntereggae più. I tormentoni irrealistici, se presi a piccole dosi, sono infatti divertenti. Ma a dosi elevate manifestano seri effetti collaterali tra i quali spiccano, in questo caso, quello della distrazione di massa e quello, di più antica memoria, del divide et impera.
Il primo effetto è evidente, in quanto punta a eclissare la palese iniquità per cui il trattamento economico del personale scolastico è ben peggiore di quello tutto il restante personale pubblico. I dirigenti scolastici percepiscono meno di tutti i loro colleghi, a partire da quelli della stessa area contrattuale; i docenti e i dsga sono pagati meno dei funzionari pubblici; il restante personale ata è retribuito in misura inferiore a quanto compete ai colleghi di pari livello. Per non parlare della totale assenza di buoni pasto che costituiscono sacro diritto per tutti gli altri dipendenti pubblici, dirigenti e non dirigenti.
Il secondo effetto è altrettanto evidente: per mantenere quella vergognosa iniquità si aizzano gli uni contro gli altri, di modo che le varie categorie si azzannino tra loro e si ottenga l’effetto che qualcuno – ci chiediamo chi – auspica. Anziché favorire il corretto confronto che sarebbe normale ovunque, tra retribuzioni di chi è inquadrato a livelli professionali comparabili, si preferisce scatenare un’indegna campagna mediatica contro la dirigenza scolastica: un milione contro settemilacinquecento, roba da Termopili. Anche qui ci sarebbe da ridere, ma purtroppo il profluvio di “like” nei social media è un problema sempre più serio, come stiamo progressivamente scoprendo a seguito di vari raccapriccianti episodi di cronaca.
A chi desidera leggere con serenità il rapporto dell’OCSE ci limitiamo a segnalare che esso non riguarda valori effettivi ma “dollari equivalenti PPP”, cioè una valuta virtuale che serve solo a confrontare il tenore di vita nei diversi paesi. In altri termini, il rapporto ci dice quanti dollari sarebbero necessari – negli USA – per mantenere il medesimo tenore di vita dell’Italia. Del resto, anche i dati relativi agli stipendi dei docenti sono completamente falsati. Comunque sia, chi vuole può verificare su internet le somme percepiti da qualsiasi dipendente pubblico.
L’ANP è dalla parte dei colleghi che restano in Italia e ricorda che abbiamo sempre sostenuto la necessità di allineare gli stipendi dei dirigenti scolastici a quelli di tutti i dirigenti pubblici, quelli dei docenti e dsga ai funzionari pubblici e così via.
L’ANP non ha mai taciuto l’inadeguatezza degli stipendi di tutto il personale scolastico, senza distinzioni di sorta ma nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità di ciascuno. Pensiamo, infatti, che una scuola di qualità debba riconoscere la professionalità di tutti i suoi dipendenti e questo deve valere anche e soprattutto per l’aspetto retributivo.
L’ANP coglierà l’occasione della prossima legge di bilancio per sottoporre all’attenzione del Governo le istanze suindicate e invita tutte le forze sindacali di area e comparto a fare altrettanto, superando divisioni funzionali solo al mantenimento dell’insoddisfacente status quo e combattendo per uno scopo comune.